A
tavola con gli antichi Romani
Il pasto principale per i Romani
era quello serale (cena).
Molto diffusa, presso i ceti più
agiati, era l’abitudine di allestire banchetti grandiosi, che dal
pomeriggio si protraevano fino a tarda notte, spesso allietati da
danzatrici e giocolieri.
La sala da pranzo (triclinium)
era il locale più ampio della domus.
I Romani,uomini e donne, mangiavano
semi-sdraiati su divani (lecti triclinares).
Non
esistevano tovaglie né posate, ma il vasellame era prezioso:
d’oro, d’argento, di cristallo.
Le portate, di grandissima
varietà, erano a base di pesce e di carne di diverso tipo, condite
con olio, aceto, menta e soprattutto salse, tra le quali la
preferita era il garum, ottenuta con pesce fermentato e
macerato.
I Romani mescolavano i cibi in modo per noi
strano: riempivano i piccioni di datteri, i funghi di miele, i
pesci di albicocche.
I pasticcini erano dolcificati con il miele
(non si conosceva ancora lo zucchero).
Le portate erano talmente numerose
che i convitati, a un certo punto della cena solevano
procurarsi il vomito, per creare altro spazio nello stomaco.
Da… "La cena di Trimalcione"
(Petronio Arbitro)
… Fu servito
un antipasto di gran classe, che tutti ormai erano a tavola,
all’infuori di lui, Trimalcione, al quale in nuova usanza era
riservato il primo posto.
Quanto al vassoio, vi campeggiava un
asinello in corinzio (lega d’oro, argento e bronzo) con
bisaccia, che aveva olive bianche in una tasca,
nere nell’altra.
C’erano inoltre ghiri cosparsi di miele e
papavero, dei salsicciotti a sfrigolare su una graticola
d’argento e sotto la graticola susine di Siria con chicchi di
melagrana…
Dinnanzi a
noi fu collocata una cesta in cui c’era una gallina di legno in
atto di covare.
Due schiavi frugano tra la paglia e tirano fuori
due uova di pavone che dividono fra i convitati.
A quel punto
riceviamo dei cucchiaini e rompiamo quelle uova rivestite di
pasta frolla per accertarci se si potessero ancora bere.
Un
convitato stava per gettar via la sua porzione, pensando che ci
fosse già il pulcino.
Frugando però con la mano dentro il guscio
trovò immerso nel tuorlo pepato un beccafico bello grasso…
A cura della
professoressa Ivana Vaccaroni