Ricetta Idea - tradizione in cucina
  Giovedi 11 Marzo 2010 Ricette di carne pesce e verdure, dolci ed enogastronomia

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  A tavola con gli antichi Romani        

             

Il pasto principale per i Romani era quello serale (cena).

Molto diffusa, presso i ceti più agiati, era l’abitudine di allestire banchetti grandiosi, che dal pomeriggio si protraevano fino a tarda notte, spesso allietati da danzatrici e giocolieri.

 La sala da pranzo (triclinium) era il locale più ampio della domus.

I Romani,uomini e donne, mangiavano semi-sdraiati su divani (lecti triclinares).

Non esistevano tovaglie né posate, ma il vasellame era prezioso: d’oro, d’argento, di cristallo.

Le portate, di grandissima varietà, erano a base di pesce e di carne di diverso tipo, condite con olio, aceto, menta e soprattutto salse, tra le quali la preferita era il garum, ottenuta con pesce fermentato e macerato.

 I Romani mescolavano i cibi in modo per noi strano: riempivano i piccioni di datteri, i funghi di miele, i pesci di albicocche.

I pasticcini erano dolcificati con il miele (non si conosceva ancora lo zucchero).

Le portate erano talmente numerose che i convitati, a un certo punto della cena  solevano  procurarsi il vomito, per creare altro spazio nello stomaco.

 

Da… "La cena di Trimalcione"  (Petronio Arbitro)

  … Fu servito un antipasto di gran classe, che tutti ormai erano a tavola, all’infuori di lui, Trimalcione, al quale in nuova usanza era riservato il primo posto.

Quanto al vassoio, vi campeggiava un asinello in corinzio (lega d’oro, argento e bronzo) con bisaccia, che aveva olive bianche in una tasca, nere nell’altra.

C’erano inoltre ghiri cosparsi di miele e papavero, dei salsicciotti a sfrigolare su una graticola d’argento e sotto la graticola susine di Siria con chicchi di melagrana…

Dinnanzi a noi fu collocata una cesta in cui c’era una gallina di legno in atto di covare.

Due schiavi frugano tra la paglia e tirano fuori due uova di pavone che dividono fra i convitati.

A quel punto riceviamo dei cucchiaini e rompiamo quelle uova rivestite di pasta frolla per accertarci se si potessero ancora bere.

Un convitato stava per gettar via la sua porzione, pensando che ci fosse già il pulcino.

Frugando però con la mano dentro il guscio trovò immerso nel tuorlo pepato un beccafico bello grasso…

 

A cura della professoressa Ivana Vaccaroni

 



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